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Napoli: Seminario Neoliberismo e Democrazia


Fonte: AlbaInFormazione

Napoli: Seminario Neoliberalismo e Democrazia

Università degli Studi di Napoli L’Orientale

Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Associazione ALBA

 

La prof.ssa Orietta Caponi

Direttrice Generale del Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Estere – area Medio Oriente, Asia e Oceania, già Rettrice e Pro-Rettrice di diverse Università della Repubblica Bolivariana del Venezuela

 

Terrà un seminario sul tema

Neoliberalismo e Democrazia

 martedì 8 gennaio 2013 – ore 11,oo

Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Via Duomo, 219

Aula 222 – secondo piano

 

Introduce e coordina la prof.ssa Emma Imparato

 

Interverrà il Console della Repubblica Bolivariana Venezuela a Napoli – dott. Bernardo Borges Arnese  


                                                   

 

Firma e diffondi la petizione alla Casa Bianca per i 5 cubani!


Fonte: Alba Informazione

 

logo   Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque Cubani

Firma la petizione per la Casa Bianca

 

   Cari amici dei Cinque Eroi Cubani,

Vi chiediamo di firmare e diffondere tra i vostri contatti, la petizione alla Casa Bianca che chiede un dialogo franco e aperto con il governo cubano.
La petizione dice quanto segue:
Chiediamo all’Amministrazione Obama di impegnarsi in un dialogo onesto con il governo cubano per ottenere la liberazione dell’operativo usamericano Alan Gross. Includendo la possibilità di un possibile scambio di prigionieri, di ammettere gli errori commessi, di revocare l’embargo (el bloqueo), per dare la possibilità a quest’uomo di ottenere la possibilità di tornare a casa. I loro capi glielo devono.
La petizione non cita direttamente il caso dei Cinque, ma lancia la richiesta esplicita di negoziazione e prospetta la possibilità di uno scambio di prigionieri. Crediamo che questi siano motivi sufficienti per sostenere la richiesta.
Si può aprire la strada a negoziati per la libertà dei nostri cinque fratelli.
E’ fondamentale che la richiesta raggiunga le 25.000 firme entro il 30 dicembre per essere presa in considerazione da parte della Casa Bianca.
Chiediamo questo sforzo che richiede solo qualche minuto per un’ulteriore azione di solidarietà internazionale che può portare al negoziato onesto che consenta di ottenere il ritorno dei Cinque in Patria e dalle loro famiglie.
Gerardo, Ramón, Antonio e Fernando, dalle loro prigioni e Rene dalla sua ingiusta “libertà” vigilata, vivono una situazione critica, dopo 15 anni di prigione.
Durante la videoconferenza Brasile-Stati Uniti-Cuba, realizzata il 10 dicembre, seguita da circa 5.000 persone, i parenti dei Cinque hanno chiesto ai partecipanti di firmare la petizione.
Dal Comitato internazionale crediamo che sia giunto il momento di esercitare ogni tipo di pressione sull’amministrazione Obama. Questa è una grande opportunità da non perdere.
Che si faccia sentire il peso della solidarietà internazionale!
ISTRUZIONI per firmare la petizione
2. clic o fare clic su cui si dice “Crea un account”;
3. inserire i dati completi: la vostra e-mail, nome, solo per gli USA il codice postale, digitare le due parole di seguito riportate. Importante lasciare aperta la pagina in cui c’è la petizione;
4 Vi informerà immediatamente della ricezione di una notifica via e-mail che giungerà in pochi minuti;
Aprire la mail di notifica, copiare il link e incollarlo nel form nella pagina della petizione;
6 – Dare clic su firma (Accedi)
La tua firma verrà aggiunta automaticamente.
Per ulteriori informazioni sui cinque cubani: www.thecuban5.org
Fai una donazione per sostenere i progetti del Comitato internazionale DONAZIONE

L’ONU approva la risoluzione contro il nazismo proposta dalla Russia


 

L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato la risoluzione contro la glorificazione del nazismo proposta dalla Russia. 130 paesi hanno votato per l’approvazione del documento, 3 paesi hanno votato contro – Stati Uniti, Canada e Palau, altri 54 si sono astenuti.

Nella risoluzione, in particolare, si esprime la preoccupazione per l’aumento dei movimenti e partiti estremisti, della propaganda razzista, etnocentrica, xenofoba, e per la diffusione dell’ideologia nazista.

Gli studenti dell’Università Orientale di Napoli solidali con il Comandante!


Fonte: AlbaInformazione

(VIDEO) Gli studenti dell’Università Orientale di Napoli solidali con il Comandante!

–Video realizzato presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, durante l’evento in collaborazione con le cattedre di Istituzioni di diritto pubblico e Diritto Pubblico Comparato “Il Venezuela alla prova della globalizzazione: la costituzione tra economia e politiche sociali”
Napoli, 13 dicembre 2012 ore 15.00 – Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Palazzo Giusso – Aula 3.1
Largo S. Giovanni Maggiore, 30 – Presieduto dalla prof.ssa Emma A. Imparato, Docente incaricato di Diritto pubblico comparato – Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – Introduzione: Carlo Amirante, Prof. ordinario di Dottrina dello Stato – Università di Napoli, Federico II – Invitati a relazionare:
“La Costituzione nell’esperienza del Venezuela” – Dott. Alfredo Viloria, Primo Segretario, Ambasciata Repubblica Bolivariana del Venezuela in Roma – “Il Venezuela e le sue alleanze internazionali” per il Dott. Bernando Borges, Console Generale del Venezuela, la dott.ssa Marnoglia Hernandez Groeneveldt.
Conclusioni: Alberto Lucarelli, Prof. ordinario di Istituzioni di diritto pubblico – Università di Napoli, Federico II, Assessore ai Beni Comuni – Comune di Napoli[Video realizzato da Maylyn Lopez]

E’ ufficiale: Casapound correrà alle politiche del 2013 di Mario Di Vito


E’ ufficiale: Casapound correrà alle politiche del 2013

 Fonte: Contropiano

L’annuncio durante una conferenza stampa. Intanto, Simone Di Stefano sarà il candidato alla presidenza della Regione Lazio per i ‘fascisti del terzo millennio’.

La tigre della “antipolitica” viaggia veloce e Casapound decide di salire al volo. Durante una conferenza stampa nella sede di via Napoleone III è arrivato l’annuncio ufficiale: “Correremo alle politiche del 2013”. Una notizia che, in realtà, era nell’aria già da qualche tempo, almeno dalla manifestazione nazionale che si è svolta a Roma lo scorso novembre. E che si era rivelata un flop. Ma dal palco allestito a Ponte Milvio, il leader Gianluca Iannone si era lasciato sfuggire che il suo movimento era pronto a prendersi “la città, la regione e, chissà, magari anche l’Italia”, mentre la sua voce roca veniva coperta dal passaggio degli elicotteri di polizia e carabinieri. Così, oggi è arrivato il grande annuncio: “Siamo pronti a partecipare attivamente alla vita politica di questa nazione”, con tanto di rivendicazione della primogenitura dell’opposizione a questo governo: “Noi eravamo in piazza contro Monti già dieci giorni dopo il suo insediamento”, e guai a ricordare che esiste chi si batte contro questo sistema da decenni. Per l’occasione, il simbolo è stato anche cambiato: non più sfondo nero dietro la famosa tartaruga, adesso il colore prevalente è il bianco, perché “conosciamo le dinamiche dei seggi elettorali, infestati di gente disposta a tutto pur di danneggiare l’avversario politico. Cambiamo lo sfondo per rendere più chiara la X tracciata dai nostri elettori”. Non era mai successo che qualcuno gridasse ai brogli prima ancora di sapere quando si andrà a votare.

Ma il tema della conferenza stampa era un altro, più locale e più vicino anche in senso cronologico: le elezioni regionali del Lazio, con Simone Di Stefano che correrà per la presidenza al grido di “Facciamoli piangere tutti”. Il programma è ancora poco chiaro ma, almeno, adesso sappiamo che le tartarughe hanno “tante idee per la sanità, poi le studieremo meglio” e che la regione merita “una moneta complementare: l’Equo”. L’obiettivo, in realtà, c’è: dopo i fallimenti di Storace e della Polverini, a destra si sono aperte praterie, con “diverse persone che hanno lavorato nelle precedenti amministrazioni che sono entrati (sic, ndr) nel nostro entourage”. Tutto questo mentre Facebook veniva invaso dal primo manifesto targato “Di Stefano presidente”, uno sterminato campo di grano sotto un cielo terso e lo slogan: “Terra, popolo, lavoro: la forza della Regione”. Dalla biografia ufficiale, poi, apprendiamo che il candidato ha 36 anni, è nato e cresciuto alla Garbatella, è militante politico dall’età di 16 anni con l’Msi, abbandonato però nel 1994 dopo la svolta di Fiuggi e la fondazione di AN. “Dopo un diploma da Chef all’istituto alberghiero – si legge ancora -, indirizza da autodidatta la sua creatività alla comunicazione sul web quando internet era agli albori, fino a farne la sua professione. Padre separato di due bambine, ha dedicato la sua vita alla militanza politica attiva, occupando palazzi abbandonati per dare un tetto a centinaia di famiglie italiane, organizzando azioni mediatiche eclatanti per tutelare categorie e lavoratori a rischio”.

Il grande pubblico ha già avuto modo di conoscere Di Stefano qualche tempo fa, durante un puntata di ‘In Onda su La7’. In quell’occasione, i suoi discorsi sui “successi del fascismo sociale” furono bollati dallo storico Marco Revelli come “emerite puttanate”, mentre il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, sorrideva sadico nel vederlo farsi impallinare con tanta ingenuità.
Il resto del programma per la conquista del Lazio è incentrato sulla “Rivoluzione che volevi”: una regione come “roccaforte sociale”, con mutui non controllati dalle banche, sanità e servizi sociali “esclusivamente pubblici”, protezionismo alimentare (“consumiamo prima i frutti della nostra terra”) e un berlusconiano ammiccamento alla salvaguardia dell’economia reale: “noi veniamo dal mondo del lavoro, gli altri hanno sempre solo fatto politica”.
La conclusione, invece, è un inno alla forca: con i politici che diventano “maledetti ladri” da “cacciare via per sempre” perché “possiamo tornare ad essere un popolo unito e libero di determinare il proprio destino”.
In via Napoleone III l’atmosfera è però rovente, Gianluca Iannone vuole contare i suoi prima di decidere se scendere in campo personalmente e proporsi come premier alle politiche: se al centro e al sud, Casapound pare discretamente radicata, il nord è un buco nero, con Forza Nuova che continua a controllare agilmente i quattro gatti a disposizione, con le buone o con le cattive (le indagini sull’aggressione alla sede delle tartarughe a Verona starebbero portando proprio verso i forzanovisti). Il rischio, insomma, è di ritrovarsi nudi alla meta, con un pugno di voti ed esclusi da ogni trattativa. Perché, al di là dei proclami, l’obiettivo reale è quello di cominciare ad occupare posizioni di potere, e il valzer è già cominciato. A Minturno, alle porte di Latina, il sindaco di centrodestra ha affidato proprio a un giovane di Casapound la delega alle politiche abitative. E sono lacrime di gioia per loro, altro che “facciamoli piangere tutti”.

 

 

Decisioni preventive contro la guerra


Fonte: Megachip

gaza2008-N    di Giulietto Chiesa – La Voce delle Voci.

Ho seguito a Kuala Lumpur, Malaysia, le sedute delTribunale Internazionale costituito su iniziativa della Perdana Global Peace Foundation, una creatura dell’ex primo ministro Mahatir Mohammad.

Numerosi testimoni palestinesi della Striscia di Gazahanno sfilato sotto le domande di avvocati e giuristi di Stati Uniti, Asia ed Europa. E io ho provato una sensazione di irrealtà ascoltando le vittime del 2008 (sotto esame erano le violenze della cosiddetta «Operazione Piombo Fuso») mentre sugli schermi televisivi scorrevano le immagini dei bombardamenti israeliani su Gaza del novembre 2012. Una mostruosa conferma di cos’è diventata la comunità internazionale e del suo cinismo.

Una delle testimonianze, soprattutto, mi ha colpito: quella di Salah al-Ammouni, dal villaggio di Al Zaitun. Vi ha perduto 21 parenti, tra cui il padre, la madre, la sua unica bambina. Altri tre figli e la moglie, feriti gravemente, si sono salvati da un massacro in cui hanno perso la vita, in tutto, 91 persone. Solo in quel villaggio.

Non ci fu nulla di casuale. Non ci fu errore. I soldati israeliani sapevano che non c’erano armati e armi nel villaggio. Le persone, tutti civili, con decine di bambini, furono costrette a radunarsi in un edificio ancora in costruzione, dopo essere stati assediati per giorni, senza cibo né acqua. E, quando il raduno fu concluso, l’edificio venne bombardato a colpi di razzi. Tutto il villaggio – come ampiamente registrato da video girati da mani non professionali mostravano – venne raso al suolo dai bulldozer israeliani, senza nemmeno dare il tempo ai rimasti di estrarre i cadaveri.

Mi soffermo su questo episodio (i morti a Gaza furono circa 1400) perché dimostra una cosa precisa, che i media filo sionisti italiani (cioè quasi tutti) oscurano sistematicamente: obiettivo di queste offensive contro Gaza è stato, ed è, quello di costringere i palestinesi a fuggire. Vogliono farli andare via. è la pulizia etnica, effettuata in puro stile nazista. È la stessa tattica che, da decenni, viene applicata nei territori occupati. Essa dice che Israele non intende fare nessuna pace con il popolo palestinese. E dice che Israele non accetta e non accetterà mai che uno Stato palestinese indipendente possa formarsi su quella misera parte di territorio che è stata loro concessa e sulla quale non possono vivere perché accerchiati, affamati, senza libertà di movimento, senz’acqua.

Ma credo che questa volta ci siano anche altri significati. Israele ha sperimentato i suoi nuovi missiliterra-aria, che abbatteranno i missili iraniani in arrivo in caso di guerra. Israele si prepara a una nuova guerra, che scatenerà dopo la caduta dell’ultimo baluardo incontrollato dagli Stati Uniti nel Mediterraneo, cioè dopo la fine di Bashar el-Assad. Prima liquidando Hamas, poi Hezbollah, infine andando a scontrarsi con Teheran. Ormai l’operazione di divisione dei palestinesi è giunta a termine. Al Fatah è interamente in mani amero-israeliane. Hamas è stato catturato dal Qatar. Bisogna togliere di mezzo Hezbollah. I Fratelli Musulmani sono già d’accordo con Washington e il fronte egiziano è garantito.

Dunque sarà opportuno prepararsi. Vale per noi europei, che siamo corresponsabili, come lo sono sempre stati gli Stati Uniti, per avere permesso a Israele di proseguire sulla linea dell’Apocalisse.

Ma di queste cosa non si può parlare in Italia, nel mainstream dominato dal sionismo. Un paese che ha un presidente della repubblica che, di fronte al massacro di centinaia, migliaia di civili palestinesi, non rinuncia a tacere e rivendica il diritto di Israele alla propria difesa.

Con questo presidente e con il futuro presidente dobbiamo sapere che l’Italia sarà di nuovo trascinata in un’avventura militare.

Per questo dobbiamo proclamare a gran voce, e mettere in ogni programma di governo del paese, la decisione preventiva che l’Italia non parteciperà a nessuna operazione militare. Preventiva, insisto, di nessun tipo e per nessuna ragione. Perché farlo dopo sarà tardi.

Elezioni Regionali in Venezuela: candidati socialisti trionfano in 20 Stati su 23


Fonte: Libera.TV

Elezioni Regionali in Venezuela: candidati socialisti trionfano in 20 Stati su 23

VENEZUELA : VINCE LA SINISTRA

Elezioni Regionali in Venezuela: Candidati del Partito Socialista Unito del Venezuela trionfano in 20 Stati su 23


Il Partito Socialista del Venezuela (PSUV), ha ottenuto la maggioranza dei governatorati nella elezioni regionali di domenica. La Rivoluzione Bolivariana ha recuperato il controllo sulle regioni di Carabobo, Nueva Esparta, Tachira e Zulia. La partecipazione è stata del 53,4%.



Risultati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale).

Amazonas: Liborio Guarulla 56,01%.Nicia Maldonado (PSUV) 37,37%.

Anzoátegui: Aristóbulo Istúriz (PSUV) 53,97%, Antonio Barreto Sira 41,6%.

Apure: Ramón Carrizález (PSUV) 59,83%, Luis Lippa 22,42%.

Aragua: Tareck El Aissami (PSUV) 52,72, Richard Mardo, 42,71%.

Barinas: Adán Chávez (PSUV) 54,69%, Julio César Reyes 41,52%.

Bolívar: Francisco Rangel (PSUV) 43,57%, Andrés Velázquez 42,34%.

Carabobo: Francisco Ameliach (PSUV) 53,49%, Henrique Salas Feo 42,7%.

Cojedes: Érika Farías (PSUV) 59,27%, Alberto Galíndez 35,31%.

Delta Amacuro: Lizeta Hernández (PSUV) 71,27%, Arévalo Salazar 20,99%.

Falcón: Stella Lugo (PSUV) 48,28%, Gregorio Graterol 35,28%.

Guárico: Ramón Rodríguez Chacín (PSUV) 70,41%, José Manuel González 25,5%.

Lara: Henri Falcón 54,35%, Luis Reyes Reyes (PSUV) 41,98%

Mérida: Alexis Ramírez (PSUV) 47,56%, Lester Rodríguez 37,96%.

Miranda: Henrique Capriles Radonski 50,35%, Elías Jaua (PSUV) 46,13%

Monagas: Yelitze Santaella (PSUV) 52,59%, José Gregorio Briceño 40,67%.

Nueva Esparta: Carlos Mata Figueroa (PSUV) 52,44%, Morel Rodríguez 44,34%.

Portuguesa: Wilmar Castro (PSUV) 50,96%, Oswaldo Zerpa 22,59%.

Sucre: Luis Acuña (PSUV) 55,77%, Hernán Núñez 35,26%.

Táchira: José Gregorio Vielma Mora (PSUV) 53,48%, César Pérez Vivas 44,48%.

Trujillo: Henry Rangel Silva (PSUV) 79,4%, José Hernández 17,31%.

Vargas: Jorge García Carneiro (PSUV) 69,05%, José Manuel Olivares 24,13%.

Yaracuy: Julio León (PSUV) 57,8%, Biagio Pilieri 36,5%.

Zulia: Francisco Arias Cárdenas (PSUV) 50,99%, Pablo Pérez 46,74%.

Fonte:http://www.cne.gob.ve/resultado_regional_2012/r/1/reg_000000.html


Opposizione venezuelana perde stati strategici

L’opposizione venezuelana ha perso stati strategici per la sua ubicazione geografica e potenzialità economica. Questo rappresenta un’importante sconfitta per la destra, già sconfitta nelle ultime elezioni presidenziali di ottobre.

Nelle elezioni regionali l’opposizione ha perso 4 stati considerati strategici: Carabobo, Tachira, Nueva Esparta e Zulia.
Lo stato di Zulia (nordest) è stato vinto dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) con il 50,99% a favore di Francisco Arias Cardenas. Mentre Pablo Cardena rappresentante del partito oppositore Mesa de la Unidad Democratica (MUD) ha ottenuto il 46,74%.
A Nueva Esparta (norest), il candidato socialista Carlos Mata Figueroa ha ovinto con il 52,44% dei voti contro il 44,34% di Morel Rodriguez.
Con il 53,49% il candidato del PSUV Francisco Ameliach ha ottenuto il governo dello Stato di Carabobo (nord), mentre Enrique Salas Feo ha raggiunto il 42,7%.
A Tachira (sudest) il candidato del PSUV Josè Vielma Mora ha vinto con il 51,7%. Mentre l’opposizione si è fermata con Cesar Perez Vivas al 44,48% dei voti.
Anche lo Stato di Monagas è stato recuperato dall’onda rossa, la cui rappresentante, Yelitze Santaella ha raggiunto il 52,59%. Josè Briceno che aspirava alla rielezione per il MUD si è fermato al 40,67%.

http://www.rnv.gob.ve/index.phpoption=com_content&view=article&id=3836:victoria-bolivariana-arrasa-en-20-de-las-23-gobernaciones-&catid=57:nacionales&Itemid=81


http://www.telesurtv.net/articulos/2012/12/16/oposicion-venezolana-pierde-estados-estrategicos-en-comicios-regionales-546.html