Archivio mensile:febbraio 2013

Giù le mani dalla Siria, dall’Iran, dal Mali


Fonte: Contropiano

Giù le mani dalla Siria, dall'Iran, dal MaliContro la guerra dei governi imperialisti, i bombardamenti e l’intervento in Siria, in Mali e le minacce all’Iran e ai popoli che si oppongono alla penetrazione imperialista. Resistenza ora e sempre

                                 Il nemico è anche in casa nostra. 

L’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, ripetutamente calpestato, recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Il governo italiano, dopo tante chiacchiere sulle soluzioni pacifiche dei contrasti internazionali, ancora una volta sostiene chi ha fatto in passato il ricorso alle armi per difendere i suoi interessi. La crisi economica ha acuito i contrasti interimperialisti accentuando la lotta per il controllo delle materie prime, dei mercati e delle zone d’influenza strategiche e la guerra commerciale è diventata guerra militare.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, organismo dominato dai maggiori paesi imperialisti, dopo le minacce, sostiene i bombardamenti e l’intervento militare imperialista per affermare il suo “diritto” a salvaguardare i suoi interessi cercando di imporre la pace con i suoi militari, missili, raid aerei e mercenari inviati sul campo.

USA, Francia e Gran Bretagna, il Consiglio di sicurezza dell’ONU, compreso il governo italiano, fino a ieri sostenitore di Assad (ricevuto con tutti gli onori al Quirinale), stanno facendo pressioni per approvare una risoluzione che autorizzi la “no fly zone” sulla Siria, e sostengono l’intervento francese in Mali.

Attraverso una grande campagna di disinformazione, fondata su menzogne, cercano di farci accettare la partecipazione ad una aggressione criminale contro un Paese sovrano come la Siria.

Come sempre si usano due pesi e due misure a seconda dei propri interessi, e si tace sui massacri compiuti dal governo sionista israeliano o sugli yemeniti massacrati da un regime reazionario.

Contro le aggressioni imperialiste, noi lavoratori e cittadini, leviamo forte la nostra voce di dissenso e di protesta nelle assemblee di fabbrica, nei luoghi di lavoro e nelle mobilitazioni di piazza.

Contro la guerra di aggressione alla Siria e al Mali sostenute dal governo italiano e da tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra, ribadiamo la nostra opposizione attiva nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze e ovunque sia possibile esprimere la nostra protesta.

La sorte della Siria, del Mali e di tutti i paesi sovrani ed il loro futuro va deciso dal popolo. Sono loro gli artefici del proprio destino. A loro spetta decidere il proprio futuro, senza ingerenze esterne o guerre umanitarie.

Il nemico è in casa nostra: sono i padroni e il governo italiano, i partiti borghesi di centrodestra e centrosinistra che spendono miliardi di euro in armamenti per aggredire altri popoli a scapito dei più elementari diritti per la popolazione, come il diritto al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, ad una vita decente.

Noi siamo a fianco degli operai, dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo che lottano contro le guerre imperialiste.

Contro le guerre dei padroni, solidarietà internazionale fra i lavoratori e i popoli sfruttati di tutto il mondo.

La «sicurezza» dell’impero


Fonte: il manifesto

Menomale che in un mondo così pericoloso qualcuno pensa alla nostra sicurezza. Lo fanno gli autorevoli esponenti che si ritrovano a Monaco per l’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza. All’edizione 2013 (1-3 febbraio), cui non poteva mancare il ministro della difesa Di Paola, è stato Joe Biden, vicepresidente Usa, a tracciare le linee guida. Anzitutto la dichiarazione di principio: «Noi non ammettiamo che una nazione, qualsiasi essa sia, abbia una sua sfera di influenza». Principio che Washington ritiene sacrosanto per tutti i paesi, salvo gli Stati uniti. Non la chiamano però influenza, ma leadership. Come quella che gli Usa esercitano con la motivazione della lotta alla minaccia terrorista che – avverte Biden – si sta diffondendo in Africa e Medio Oriente, prendendo di mira «gli interessi occidentali oltremare». Per questo gli Usa «applaudono» all’intervento della Francia in Mali, fornendole intelligence, trasporto aereo di truppe e rifornimento in volo dei cacciabombardieri.
L’Europa rimane partner indispensabile degli Stati uniti nel quadro della Nato, che si allargherà ancora includendo Georgia e stati balcanici. In Afghanistan – precisa Biden – l’Europa ha fornito 30mila soldati e speso 15 miliardi di dollari. In Libia, grazie all’Europa, «la Nato ha agito in modo rapido, efficace e deciso». Ora è la volta della Siria: gli Usa hanno speso 50 milioni di dollari per l’assistenza militare ai «ribelli», cui ora si aggiungono 365 milioni come «aiuto umanitario», nel quadro di uno stanziamento che, con il contributo europeo, sale a un miliardo e mezzo di dollari. Altro obiettivo è l’Iran verso cui – chiarisce Biden – gli Usa, insieme all’Europa, adottano non una politica di contenimento, ma una azione per impedire che sviluppi «l’illecito e destabilizzante programma nucleare». Predica che viene dal pulpito di chi possiede migliaia di armi nucleari e, appena due mesi fa, ha effettuato un altro test nucleare per costruirne di nuove. Ma c’è ben altro all’orizzonte. Grazie alla più grande alleanza militare del mondo – spiega Biden – gli Stati uniti sono una potenza atlantica ma, come indica la nuova strategia, sono allo stesso tempo una «potenza del Pacifico».
Nella regione Asia/Pacifico c’è l’altra potenza, la Cina: gli Usa vogliono che sia «pacifica e responsabile» e che «contribuisca alla sicurezza globale», ovviamente com’è concepita a Washington, ossia funzionale al sistema politico-economico occidentale dominato dagli Stati uniti. Lo spostamento del centro focale della politica Usa dall’Europa al Pacifico – assicura Biden – è anche nell’interesse degli alleati europei, che dovrebbero parteciparvi pienamente. Washington preme quindi sui membri europei dell’«alleanza atlantica», già presenti con le loro navi da guerra nell’Oceano Indiano, perché aprano nuovi fronti ancora più a est, nel Pacifico. Argomento che, nel «dibattito politico sull’Europa», è assolutamente tabù.

Notizie vere dalla Siria: “Sto gridando: Appoggiamo l’Esercito Arabo Siriano e la Siria!” – Leila Khaled, eroina dell’OLP


Fonte: Noticias Reales de Siria

Traduzione di Pier Paolo Palermo

Leila Khaled, membro del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è stata in Turchia per parlare ad un forum dal titolo “La dinamica della trasformazione in Medio Oriente”, organizzato dal Partito della Rifondazione Socialista. Khaled ha parlato dei piani imperialisti in Medio Oriente e della resistenza contro questi piani alla pubblicazione turca YURTA.

Cosa pensa degli ultimi eventi occorsi in Medio Oriente?

Il Medio Oriente è teatro di conflitti da secoli. I popoli della regione stanno muovendo guerre di liberazione. I colonialisti europei hanno fatto il loro comodo con la terra dei Palestinesi, così come gli Ottomani. Adesso è arrivata Israele. Mentendo a tutto il mondo e servendosi della religione, sono venuti e hanno detto che quella terra l’avevano ricevuta da Dio. Noi respingiamo quel concetto. Che vuol dire? Dio si è buttato nel mercato immobiliare? Terra promessa per alcuni, e per altri esilio. Noi rifiutiamo nel modo più assoluto una cosa del genere.

Ci sono forze imperialiste nella regione che appoggiano e difendono Israele. Ci sono leader arabi della regione che rendono omaggio a Israele. Gli Stati Uniti tradizionalmente promuovono una politica del bastone e della carota nella regione. Forze arabe reazionarie sono state alla Casa Bianca, si sono inginocchiati uno per uno e hanno chiesto scusa. “Faremo quello che dite voi, il nostro petrolio è vostro”, hanno detto. Ma gli Arabi si rifiutano di soccombere.

Dove si colloca la Turchia in questo momento?

La Turchia è a capo del gruppo che protegge Israele. Israele ha messo in ginocchio la Turchia. Nove persone provenienti dalla Turchia furono assassinate sulla Mavi Marmara. Successivamente, il console turco fu insultato. Il governo turco disse che Israele si sarebbe scusato pubblicamente, ma Israele non lo ha mai fatto. Si arrivò a dire esplicitamente: “Non chiederemo perdono”. A dispetto di tutto questo, il governo turco ha incrementato ulteriormente la cooperazione economica e militare con Israele. La vera difesa di Israele si porta avanti per mezzo della Turchia. La più grande base militare statunitense nella regione è la base di Incirlik. Il mio appello nei vostri confronti è questo: liberatevi di quella base. Estendete il boicottaggio contro Israele.
Simon Peres ha pubblicato un nuovo libro, “Il nuovo Medio Oriente”. Se ne accerti lei stesso, segue esattamente la “Iniziativa del Grande Medio Oriente” degli Stati Uniti: zummano su di noi e ci fanno a pezzi. Sono loro a determinare come vivremo. Voi e noi, siamo tutti nella stessa trincea, loro bersagli.
La Turchia sostiene incondizionatamente l’imperialismo. In Turchia i Curdi non hanno gli stessi diritti dei Turchi. Più di diecimila curdi sono ammassati nelle carceri. Proprio come i prigionieri palestinesi. Quello che Israele sta facendo ai palestinesi, la Turchia lo sta facendo ai Curdi.
Adesso lei si chiederà perché la Turchia riceve da me tanta attenzione. È ovvio, perché la Turchia mette il naso in tutto quello che succede nella regione.

Potrebbe spiegare la posizione del FPLP sull’aggressione imperialista contro la Siria?

Ora, loro vogliono instaurare il “Grande Medio Oriente” per mezzo di conflitti religiosi e settari. Questo è quello che sta succedendo in Siria. Secondo l’ultimo censimento, i Palestinesi sono undici milioni e ottocentomila. Tuttavia, solo la quarta parte di questi vive in territorio palestinese. Una fetta enorme della popolazione si è auto esiliata, e l’unico paese che ha ricevuto queste persone a braccia aperte è stato la Siria. Quello che è stato fatto a noi, adesso lo si sta facendo alla Siria.
Sto gridando con quanto fiato ho in corpo: siamo con l’esercito siriano e il popolo della Siria. Abbiamo fiducia nel popolo siriano, che ha offerto protezione a noi palestinesi e ci accoglie nella sua terra da oltre sessanta anni. Siamo sicuri che riusciranno a sormontare questo problema.

Il FPLP continua a propugnare l’opzione rivoluzionaria?

Sì. Dopo la morte di George Habas, Abu Ali Mustafa è stato eletto come Segretario Generale, per essere stato assassinato da Israele poco dopo. Il nostro terzo presidente, Ahmad Sa’adat, è stato eletto. Ora si trova detenuto in una prigione israeliana. Anche se i tempi sono difficili, come FPLP continuiamo la nostra lotta senza titubanze. La nostra priorità assoluta è l’unità dei palestinesi. Come FPLP stiamo lavorando di gran lena per ottenere quell’unità. Posso dire che il FPLP si trova in buona salute. E abbiamo svolto un ruolo importante nell’ultima guerra di Gaza.

Che dice della collaborazione di Hamas con la Turchia?

Hamas ha accettato la tregua con Israele. Come FPLP non lo accettiamo, lo riteniamo un atteggiamento sbagliato. In quanto al rapporto che Hamas ha stabilito con la Turchia, lo vediamo come un conflitto all’interno dell’islamismo politico. Hamas non rappresenta tutta la Palestina.

Ha qualche messaggio per le donne rivoluzionarie in Turchia?

Portate avanti la vostra lotta, unitevi, agite unite. Non credete alle bugie. Non è la “Iniziativa del Grande Medio Oriente” statunitense che darà forma al Medio Oriente, ma solo noi. Tutti noi popoli del Medio Oriente lo ricostruiremo insieme…

Il Fronte Al-Nusra: la Jihad per la presa del potere in Siria! (Parte II)


Continua da: Il fronte Al-Nusra: la Jihad per la presa del potere in Siria! (Parte I)

Fonte: almanar

Traduzione di Maristella Aiello

Il capo del fronte  al-Nusra

nosra1Il capo del gruppo è Abou Mohammad al-Julani. Una fonte jihadista ci ha confermato che il suo nome ci indica la provenienza familiare alla zona della pianura del Golan, che non è sotto occupazione israeliana. Ci riferisce inoltre che durante le riunioni del fronte Al- Nusra, egli è solito coprirsi il volto.  Al-julani ha mantenuto stretti rapporti con Abou Moussab al-Zarqaoui,  anziano capo di Al- Qaeda in Iraq. I membri del gruppo non sanno molto sul loro leader.

Questa tattica di isolamento è la stessa adottata da Al-Qaeda in Iraq, dove i suoi dirigenti restano lontani dai media, e prendono delle strette misure di sicurezza per i  loro spostamenti. Visto che l’identità di Al-Julani resta non confermata, una inchiesta svolta sulla vecchia rete di Al- Zarqaoui ha permesso di ridurre i possibili candidati a una sola persona, procedendo per eliminazione: quest’uomo misterioso è stato ucciso in due riprese, in Iraq nel 2006 e in Siria nel 2008! Non si può accertare se la sua nazionalità sia irachena o siriana.

Abbiamo consultato due esperti, una giornalista e un funzionario in pensione dei servizi di intelligence in Iraq, i quali hanno condiviso la nostra tesi circa l’identita di Al- Julani. Entrambi hanno espresso perplessità sulle sorti di quest’uomo, e si sono detti non convinti dalle notizie della sua morte.

Lo Jabhat al-Nusra o il fronte Al- Nusra è molto selettivo sulla scelta dei nuovi membri, pretendendo una “tezkiyya”, ossia una garanzia personale di due comandanti sul fronte circa le competenze dei nuovi arruolati, il loro impegno religioso e la loro attitudine necessaria a far parte del gruppo.

Nel mentre, i candidati al reclutamento sono esaminati per la loro bravura, la devozione e la fedeltà all’ideologia del gruppo. Questo è il motivo per cui il fronte al- Nusra ha conosciuto un tale successo. Altri gruppi ribelli come l’Esercito libero siriano fanno una politica di arruolamento di massa, che da un lato li fa forti, dall’altro li lascia in realtà disorganizzati e disuniti. C’è una massiccia presenza di combattenti arabi nei ranghi delle truppe, venuti da diversi paesi. All’inizio del conflitto, gli africani del nord rappresentavano una gran parte dei combattenti stranieri in Siria, ma negli ultimi mesi, un gran numero di combattenti son arrivati dai paesi del Golfo per raggiungere il fronte al- Nusra.

Un certo numero di sezioni (seraya) del fronte al-Nosra sono formate in base alle nazionalità dei combattenti. Ecco perché Seraya al-Tuaanisa è formata da combattenti arrivati dalla Tunisia. Un plotone mono-etnico esiste anche per i ceceni. In effetti, le unità a nazionalità unica sono spesso create per costruire un gruppo jihadista di base che farebbe poi ritorno al suo paese. Sebbene il riferimento all’unità sulla base di un’unica nazionalità  sia contrario al concetto islamico di Ummah, esso è utilizzato per esportare l’ideologia jihadista, come anche per servire raggiungere la maggior parte degli obiettivi del jihadismo.

Un gran numero di jihadisti iracheni che hanno rapporti con Al- Qaeda si trova nella regione di Deir Ezzor, tra cui alcuni comandanti. Gli iracheni e i giordani costituiscono il corpo principale degli stranieri che combattono con Al-Nusra. I privilegi speciali accordati spesso agli iracheni riflettono la relazione speciale tra i jihadisti siriani e iracheni, risalente alla guerra in Iraq. Tutti questi combattenti stranieri sono chiamati al-Muhajiroun, “gli  emigranti”, in riferimento alle prime società musulmane che sono state insediate dai compagni del Profeta, quando emigrarono dalla Mecca.

Privacy e sicurezza

nosra2Jabhat al-Nusra adotta una politica di sicurezza basata in gran parte sul silenzio. Qualsiasi violazione della sicurezza del gruppo è punibile con la morte, se accompagnata da una giustificazione religiosa plausibile – il tradimento del gruppo è presentato come un tradimento nei confronti dell’Islam e dei musulmani.

Questa politica del silenzio si rileva anche dal loro rifiuto al confronto aperto riguardo qual si voglia argomento, e soprattutto dal rifiuto di lasciarsi intervistare circa il loro obiettivo. Quando gli attacchi del fronte Al- Nusra vengono attribuiti ad altri gruppi, come per esempio all’ESL, loro non fanno nulla per confutarlo, perché non vogliono prendere parte a discussioni inutili.

La maggioranza dei combattenti  non conosce nulla della dirigenza, né della struttura dell’organizzazione. Essi non conoscono altro che i metodi di combattimento da adottare. I ribelli combattenti possono scegliere un nome di battaglia per mantenere l’anonimato, e a chi aveva dei nomi di battaglia in Iraq  viene consigliato di sceglierne degli altri per non essere individuato.

Il fronte Al-Nusra non utilizza tecnologie per trasmettere i propri messaggi, preferendo lunghe catene di messaggerie e il contatto fisico per evitare errori elettronici nella sicurezza. La maggior parte della comunicazione del gruppo avviene al di fuori della Siria, e il processo di comunicazione è molto discreto e sofisticato.

Questa organizzazione sembra essere il solo gruppo ribelle in Siria che ha dei membri in seno a diverse istituzioni governative, compreso l’apparato di sicurezza del governo e le unità militari. In particolare a Damasco, i sistemi di spionaggio sono sofisticati. Molti membri del gruppo a Damasco sono dei cittadini ordinari – professori, meccanici, commercianti e professionisti. Le informazioni raccolte da queste persone sono messe al servizio della guerriglia urbana. E’ a Damasco la sfida principale per la sicurezza del fronte Al-Nusra, e questo per la natura del conflitto in questa regione, basata sulle tattiche terroristiche, a differenza di vere e proprie guerre convenzionali che interessano altre città, come ad esempio Aleppo.

Le operazioni militari

Le operazioni nelle quali è impegnato il fronte Al-Nusra sono del tipo:  autobombe, attentati suicidi, attentati contro i posti di blocco; incendi dolosi di magazzini di liquori, come a Ras el-Ain, l’esecuzione dei professionisti dei media, e l’omicidio, tra gli altri del ministro dell’Interno e del comitato di lavoro sulla crisi.

Il fronte Al-Nusra coopera spesso, in alcune battaglie strategiche,  con altri jihadisti e con i gruppi islamisti come Soukour al-Sham (i falchi Sham), e  anche con l’esercito siriano libero (ESL). Essi si concentrano anche sul controllo delle città  in prossimità di grandi assi stradali, come Ma’aret el-Numan, per controllare il movimento all’interno del paese, e di altre posizioni importanti. Il gruppo controlla la strada tra aleppo e hasakah e ha insediato dei posti di blocco, perché quella è una via importante verso l’Iraq.

Il gruppo prende come obiettivi i media e assassina alcune figure popolari come il presentatore della televisione di stato Mohammed Said, e filma la sua decapitazione. Anche se gli assassini sono considerati come attività jihadista convenzionale, il fatto di prendere di mira i media resta imprevisto.

Media e propaganda

Jabhat al-Nusra ha la sua propria rete mediatica, al-Manara al-Bayda (il minareto bianco), di cui si serve per pubblicare i suoi video di propaganda in stile video- documentario, con gli attacchi alle vetture,e le interviste con i kamikaze potenziali. Attraverso Al-Manara al-Bayda, il messaggio del fronte Al-Nusra è trasmesso al mondo esterno tramite il forum jihadista, Shumukh al-Islam. Il suo nome è un’ allusione al minareto bianco di Al-Sham, menzionato nello Hadith, al fianco del quale il Messia discenderà alla fine del mondo, secondo la dottrina del gruppo. Anche se c’è una squadra di giornalisti in seno al gruppo, le reclute di questa squadra si battono anche sulla linea del fronte.

Relazioni con altri attori chiave all’interno della Siria

Le relazioni tra il fronte Al-nusra e l’ESL (esercito libero siriano) sono miste. Alcune brigate dell’ESL minacciano di passare nelle fila di Al-Nusra se non dovessero ricevere armi a sufficienza dall’estero. Mentre altri sostengono che il detto fronte in realtà tenta di strumentalizzare la rivoluzione per propri fini personali e che  non lavora invece per il bene del paese.

Queste due organizzazioni sono diffidenti l’una dell’altra,  perché  sono già in competizione per la popolarità tra la popolazione siriana. Entrambe infatti riconoscono che sarà difficile lavorare insieme, dopo la caduta del regime, perché i due gruppi sono nemici di vecchia data.

Secondo una fonte jihadista straniera, il fronte Al-Nusra non ha alcun problema con la base dei combattenti dell’ESL, ma è in disaccordo con la sua direzione, in particolare a livello di relazioni con gli altri attori regionali e internazionali e per la loro predisposizione alla democrazia. Malgrado le differenze fondamentali sulla loro visione di un governo siriano post- Assad, il fronte Al-Nusra ha spesso lavorato con l’ESL sul campo, e anche i loro obiettivi convergono.

Le influenze esterne

nosra3Jabhat al-Nusra rifiuta di impegnarsi con i governi stranieri nelle conferenze di pace fuori dalla Siria, poiché crede che la partecipazione internazionale non avrà altro effetto che la deviazione della rivoluzione. Dopo la creazione della coalizione nazionale, il Qatar ha cominciato a considerarsi come il protettore della coalizione internazionale che sostiene i jihadisti. E’ così che il fronte Al-Nusra ha perso un difensore tacito.

Tuttavia, i jihadisti credono che la nuova coalizione sia composta da marionette controllate dall’Occidente per i suoi propri fini, e che ciò lo dimostra l’opposizione internazionale al fronte Al-Nusra. I tentativi americani di delegittimare questo gruppo laddove esso non ha  preso di mira obiettivi americani o occidentali, appare come volontà di frenare il sostegno della Turchia e dei paesi del Golfo ai gruppi ribelli più imprevedibili, per spingere sul sostegno alla coalizione nazionale.

Fonte:Quilliam Foundation

Il Fronte Al-Nusra: la Jihad per la presa del potere in Siria! (Parte I)


Fonte: almanar

Traduzione di Andrea Selindro

Il potente gruppuscolo della linea dura islamista, il fronte al-Nusra, legato ad al-Qaeda, sta cercando di creare un nuovo movimento islamista in Siria con l’obiettivo di instaurare un califfato.

Questo è quanto ha rivelato uno studio strategico pubblicato per Quilliam Foundation l’8 gennaio scorso. Considerato come il gruppo estremista più attivo che combatte il regime di Bashar al-Assad, con 5000 elementi, il fronte al-Nusra ha una strategia a breve termine essenzialmente militare, anche se sono in corso preparativi a lungo termine per mettere su un gruppo di sostegno umanitario e dotarsi di armi pesanti.

Esiste un certo numero di similitudini all’interno del fronte di al-Nusra e di al-Qaeda in Iraq,  ciò costituisce una prova della storia comune delle due organizzazioni sin dall’inizio degli Anni 2000, sottolinea questo studio effettuato da Noman Benotman e Roisin Blake.

“Durante i 22 mesi che hanno seguito lo scoppio della crisi siriana, il conflitto si è trasformato in una guerra, innescata con svariati obiettivi definiti dalla politica straniera dei differenti paesi che si battono sul campo. Un certo numero di gruppi ribelli sono emersi, e da allora, sono in corso preparativi per una Siria post Assad. Per dominare la quale tali gruppi si metteranno in competizione, approfittando dell’appoggio internazionale”, spiegano gli autori del suddetto studio, che dicono tra l’altro: “Il fronte di al-Nusra figura tra i rari gruppi ribelli che combattono per motivi ideologici e jihadisti. La maggior parte dei gruppi ribelli si concentra principalmente sul proposito di un cambiamento politico in seno al governo. Sebbene tutti i gruppi abbiano il medesimo obiettivo nella lotta contro il regime, sembra che forti divergenze stiano emergendo tra loro a livello di intenti e queste divergenze saranno evidenti dopo la prevista caduta di Assad.

La maggior parte dei ribelli pro-democrazia è a favore di un intervento internazionale per facilitare la creazione di uno Stato democratico in Siria. Tuttavia, l’assenza di un intervento internazionale ha creato un sentimento d’abbandono presso gli abitanti del paese, che sono sempre più coscienti del fallimento del piano della coalizione internazionale. Una simile situazione ha condotto ad un appoggio pubblico più sostanzioso ai gruppi jihadisti, come quello del fronte di al-Nusra, ritenuto una forza efficace.

“Il fronte di al-Nusra rifiuta l’idea di richiedere un intervento della comunità internazionale nella sua lotta contro Assad, poiché in tal modo equivarrebbe accettare ed incoraggiare l’imperialismo occidentale. Costoro sostengono anche che l’intervento internazionale sovvertirebbe il loro piano a lungo termine, quello dell’instaurazione di uno Stato islamista in Siria”, sottolineano ancora in questo studio.

Gran parte dei dirigenti del fronte di Al-Nusra faceva parte della rete jihadista di Abou Mossab elZarqaoui, responsabile di al-Qaeda in Iraq all’inizio dell’anno 2000. Una volta arrivato a Bagdad nel 2002, elZarqaoui ha prelevato degli elementi fondamentali dal suo gruppo in Siria e dal Libano per costruire delle branche militari jihadiste all’interno di questi due paesi.

Nel 2007, la Siria commissionò l’omicidio di Sheikh Abu al-Qaqaa, un dirigente islamista, per il suo ruolo all’interno della spedizione dei suicidi in Iraq. Prima ancora che il fronte di al-Nusra venisse alla luce, vi erano i dirigenti radicali del gruppo di elZarqoui, come Abou Mohammad al Julani. Questo gruppo rigetta il principio delle frontiere all’interno dei paesi islamici e crede alla necessità di stabilire un califfato che governi tutti questi paesi.

Il fronte al-Nusra ha avviato la sua azione con un certo numero di incontri tenutisi tra ottobre 2011 e gennaio 2012 durante la campagna di Damasco e di Homs. All’inizio di queste riunioni, i cinque obiettivi principali del gruppo sono stati così delineati:

1. La creazione di un gruppo che includa numerosi gruppi jihadisti attivi, uniti in una sola entità coerente.

2. Il rafforzamento ed il consolidamento del principio della natura islamista del conflitto.

3. Il rafforzamento delle capacità militari del gruppo, che includano opportunità per ottenere armi e addestrare le reclute.

4. La creazione di uno Stato islamico in Siria.

5. L’instaurazione di un califfato nell’Oriente.

Al-Nusra opera attualmente per la realizzazione di antiche profezie islamiche basate sulle rivelazioni del profeta, secondo le quali la Siria o l’Oriente sarà il centro della rinascita dell’Islam e che il campo dei mussulmani sarà presente a Damasco il giorno del Giudizio Universale. Questo gruppo islamista ha colto l’opportunità di una guerra in corso in Siria per tentare di realizzare tali profezie.

Mentre il caos regna nei ranghi dell’esercito libero siriano, costituito da molteplici gruppi militari di differenti credo politici e religiosi, il fronte di al-Nusra di contro è composto  da persone con esperienza, competenza e gli apprendisti hanno tutti un piano chiaro.

La strategia di questo gruppo è basata su quattro fattori essenziali:

1- l’interpretazione delle profezie religiose.

2- le lezioni apprese dalla propria esperienza in Iraq.

3- le idee attinte dalla primavera araba.

4- i rapporti complicati con la comunità internazionale.

Per al-Nusra, la rivoluzione siriana è un faccenda islamica, che affonda le radici nei testi religiosi e coranici che insistono sulla nozione di jihad, e sulla virtù dei popoli dell’Oriente (bilad es Sham). I combattenti cercano così di divenire il popolo onorabile menzionato nelle rivelazioni attraverso l’instaurazione di un califfato secondo la volontà divina. Ma come gli altri gruppi islamici, non sembra che il fronte al-Nusra abbia una visione differente riguardo la struttura dello Stato. Per esso, è sufficiente mantenere la stessa struttura attuale ma dotandola di un aspetto islamico.

Riprendendo le lezioni attinte dalla guerra in Iraq, al-Nusra ha inserito qualche accorgimento nel suo discorso pubblico alfine di preservare la sua popolarità. Tuttavia, la dottrina rimane la stessa. La strategia attuale annunciata dal gruppo consiste in:

1- Attaccare essenzialmente bersagli militari, minimizzare le perdite nei ranghi dei civili, e risparmiare i luoghi sacri per non recare danno alla sua immagine.

2- Non ricorrere all’utilizzazione di rapporti con sette quali Kouffari (o apostati) nello specifico  alauiti, sciiti, e suffi..

3- Non agire sotto il nome di al-Qaeda per evitare i pregiudizi esistenti contro questo gruppo.

Sembra che l’obiettivo del gruppo sia di presentare le proprie idee tappa per tappa nella speranza di mantenere il sostegno popolare, poiché essi credono altrimenti in una sollevazione all’irakena delle tribù sunnite.

Il fronte al-Nusra si augura un contraccolpo contro di loro in Siria, diretto dall’Arabia Saudita e da una eminente autorità religiosa siriana wahabita. Contraccolpo

La primavera araba ha colpito la strategia di al-Nusra. Per il gruppo, non è stato effettuato alcun cambiamento in positivo nei nuovi governi in Tunisia, in Egitto, in Libia e nello Yemen.

I loro dirigenti sono particolarmente delusi dai jihadisti libici che sono stati contrari ai loro tentativi di instaurare uno stato islamista nel paese, imputando la responsabilità di questa decisione all’ingerenza dell’Occidente. Per questa ragione, al-Nusra ritiene che la sola via verso la vittoria e la caduta militare del regime, perseguita attraverso la costruzione di un governo islamista basato sulla sharia, sia quella di lottare da solo fino alla fine. Essi non vogliono negoziare con altri attori politici per non perdere il controllo della situazione.

Jabhatal-Nusra (o il fronte Al-Nusra) non desidera bandire la comunità internazionale, poiché quest’ultima non farà altro che aiutare Assad. Allo stesso tempo egli non potrà accettare l’ingerenza internazionale, poiché essa impedirà l’instaurazione di uno Stato islamista. Vi è una questione molto complicata: da una parte, la sua ideologia non permette la collaborazione con gli occidentali, e dall’altra, ritiene che sarà controproducente frammentare l’opposizione nel momento in cui gli interessi dei differenti componenti convergono.

In sostanza, il fronte al-Nusra adotta una strategia di guerriglia urbana-rurale, che prende il controllo delle periferie delle principali città per lanciare degli attacchi contro dei bersagli governativi ma anche contro dei bersagli civili. Questi attacchi urbani sono basati sul terrorismo politico, hanno come obiettivo seminare caos e instabilità e annientare la legittimità del regime di Assad attraverso la paura.

Il fronte è impegnato in due aspetti di attività non militare:

– Una missione religiosa che consiste nel predicare la propria visione dell’islam (al-Da’wa)

– Un’azione umanitaria che consiste nella distribuzione del pane, del gas e delle coperte.

Nell’attesa della caduta del regime siriano, questo movimento ha già adottato una strategia su due fronti:

– Raggruppare tutte le forze jihadiste sotto uno stesso comandamento per creare una nuova equazione: “i jihadisti contro il resto della gente”.

– Accettare un eventuale afflusso di nuovi combattenti dell’Iraq; costoro porteranno infine un aumento della violenza.

All’interno dell’organizzazione

La struttura militare

Jabhat Al-Nusra (JN) conta all’incirca 5000 elementi ufficiali, con molteplici migliaia di potenziali membri e jihadisti indipendenti che lottano con loro. La struttura del gruppo varia in funzione dell’area geografica in cui sono operativi i combattenti dei combattenti in seno alla Siria.

A Damasco, dove è stata adottata la tattica della guerriglia urbana, l’organizzazione è divisa in cellule, poiché in questo modo si riducono le probabilità di localizzazione. Ad Aleppo, tuttavia, il gruppo può essere organizzato secondo delle linee militari semi-classiche, con delle brigate, dei reggimenti e dei plotoni che combattono insieme contro le forze del regime.

Il gruppo ha cominciato la sua azione sotto forma di una serie di cellule, dal momento che il governo è ancora forte, utilizzando un basso livello della tattica della guerriglia urbana, come gli assassinii e le macchine esplosive, e questo, per ragioni di sicurezza. Però, da allora il gruppo si dispone in plotoni molto più importanti all’interno di determinate regioni, modificandone la struttura per adattarsi alla natura mutevole della guerra.

Oggigiorno, al-Nusra possiede armi pesanti ed esegue le sue attività da delle “sale operatorie” all’interno delle zone ribelli. Queste sale operatorie sono situate generalmente in vecchie installazioni civili, per esempio una sala di matrimoni in un quartiere di Aleppo utilizzata per diversi mesi come centro di pianificazione degli attacchi. Tali camere sono molto utili per la pianificazione delle operazioni regionali, permettendo agli elementi di al-Nusra di essere più efficaci. Le altre branche del gruppo comprendono l’artiglieria pesante e le brigate di difesa aeree. E’ raro avere tali armi pesanti per un gruppo jihadista, ed è questa la prova che potrebbe esserci come obiettivo a lungo termine del fronte al-Nusra di formare un esercito permanente.

Le operazioni del fronte si dividono in due categorie: Amniya (“assicurative”) e Askariya (“militari”). Le operazioni di messa in sicurezza hanno luogo principalmente a Damasco dato che quelle militari sono eseguite in altre zone del paese. A seguito delle dichiarazioni ufficiali del gruppo si nota una importante evoluzione per quanto riguarda gli obiettivi e le tattiche di questi due tipi d’operazione. La principale differenza tra le due tipologie di operazioni concerne le unità che le eseguono. Ciò sembra dimostrare che noi stiamo assistendo alla costruzione di strutture di sicurezza attraverso il paese, e al fatto che il gruppo si adatta alla evoluzione del conflitto e che si prepara per il dopo Assad, prendendo dei provvedimenti atti a separare i servizi di sicurezza delle strutture dall’esercito.

Struttura religiosa

Jabhar al-Nusra è formata da una gerarchia di organismi religiosi. Alla sua testa ha un piccolo consiglio consultivo (Majlis al-Shura) che prende le decisioni a suo nome. Tuttavia, questo gruppo rispetto ad altri gruppi ribelli soffre di una carenza di autorità religiose che dirigano la preghiera e diffondano il loro messaggio religioso. Per questa ragione, gli imam di altri paesi sono chiamati dall’esterno a raggiungere la Siria per assumersi tale responsabilità.

Il consiglio consultivo comprende il grande mufti (al-qadi al-A’am), Abou Moussab al-Qahtani, che dovrebbe essere di nazionalità saudita. Tuttavia, certe fonti dicono che il mufti del fronte Al-Nusra è un cittadino irakeno di Mossul, chiamato Maysar Ali Moussa. Ad ogni modo il grande mufti non è che il capo religioso della Siria orientale. Il personale religioso gioca ugualmente un ruolo importante nella leadership regionale, avendo ciascuna regione un comandante ed uno sceicco. Lo sceicco ha poteri di supervisione sul comandante da un punto di vista religioso ed è conosciuto per essere il commissario religioso (al-dabet shar’i). Il commissario religioso di Aleppo, lo sceicco Ammar, (nome di guerra di Abou Mohammed al-Halabi) è stato un uomo molto influente nella città. Egli dirigeva la preghiera del venerdì e predicava il messaggio jihadista prima che venisse ucciso ad Aleppo nel dicembre 2012.

Al-Nusra ha anche istituito dei tribunali religiosi attraverso i quali regola le controversie all’interno dei membri del gruppo e pronuncia le sentenze contro i prigionieri. Questi tribunali hanno un ruolo importante per il mantenimento dell’ordine pubblico.

Abbiamo ricevuto i rapporti di un giudice che ha condannato un comandante a parecchie frustate per aver falsamente accusato un combattente di legami con le Shabiha (le forze pro-Assad). Il comandante è stato punito alla presenza di un numero di combattenti per prevenire incidenti simili. I tribunali che applicano la sharia del fronte al-Nusra sono aperti anche ai civili siriani e persone non facenti parte del gruppo che si recano a chiedere consiglio al tribunale per delle questioni personali. L’esercito libero siriano (ASL) ha recentemente adottato una struttura giuridica simile, designandola elemento per spiegare i vantaggi dell’instaurazione di un tale tribunale come un mezzo per rispettare la legge e l’ordine….

(continua su  Il fronte Al-Nusra: la Jihad per la presa del potere in Siria! (Parte II))