Anti-Spasmina


La politica italiana è in preda a violenti spasmi purtroppo non salvifici.

Il leitmotiv rimane la speculazione finanziaria, l’ombra di Soros in compagnia di altri vecchi oligarchi della finanza aleggia sull’intero globo, il danno maggiore lo ha subito la politica.

Molti avranno compreso che il capitalismo, che trova il suo polo di spicco negli USA, non sia in crisi ma abbia capacità di mutare (Marx aveva visto giusto!) imponendo sistemi economici e politici predefiniti che rendono di conseguenza qualsiasi volontà politica subalterna a questo sistema predefinito.

Si può prendere ad esempio l’UE: la condizione politico-economica dei paesi aderenti all’UE è d’essere schiacciati sotto la morsa dei trattati di Maastricht e di Lisbona. Nazioni genuflesse al capitalismo d’oltreoceano (in sostanza l’Europa è stata storicamente a disposizione degli Stati Uniti utile freno all’espansione sovietica), con la collaborazione di Israele, nazioni prive di una autonomia. Le conseguenze dell’abbattimento della sovranità nazionale, politica ed economica si ripercuotono su di una intera fascia sociale, una classe che paga e continuerà a pagare la recessione nei paesi in cui questa è protagonista: la Grecia, la Spagna, la Francia, il Portogallo, l’Italia e a breve anche la Germania, il PIL tedesco difatti comincia a vacillare, venendo a intaccare le tesi di coloro che sostenevano e sostengono che il male dell’Europa sia rintracciabile nella Germania, il demonio Merkel da esorcizzare.

Nei paesi a regime liberale indotto (il nostro), in cui la delocalizzazione e privatizzazione delle industrie di interesse nazionale, in cui la privatizzazione della scuola, della sanità, della cultura sono punti cardine delle “agende” politiche odierne e future, a pagare sono di fatto, inconfutabilmente i lavoratori/consumatori. La stabilità lavorativa in Italia sono anni che non viene garantita dall’art.18, inutile il puntiglio volto a difenderlo, ed un dato inquietante che accompagna lo scenario è la percentuale relativa alla disoccupazione giovanile che tocca la soglia del 40%. Questo vuol dire che il ricambio generazionale sarà sempre più lento e meno attuabile, che vi sarà una perpetua stagnazione culturale, la cultura a disposizione di pochi ed il lavoro nelle mani di agenzie private che gestiscono e continueranno a gestire l’occupazione/disoccupazione.

La questione di “classe”, a ben vedere, non è affatto esaurita anzi si ripropone con tutta la sua veridicità su scala globale.

L’Italia vanta esponenti di “spicco” come Draghi, Monti-Napolitano, Marchionne, massimi fruitori della cultura liberista, i quali costituiscono il ponte che l’America sfrutta per avere un accesso privilegiato, un filo diretto nelle questioni economiche quanto politiche nazionali.

Il nostro Paese è il 15esimo fornitore americano a livello globale, in nome di questa dipendenza che viene portata avanti da lunga data e da cui non abbiamo tratto grandi vantaggi, con l’avvento del Fiscal Cliff, tagli alla spesa americani, vi saranno ulteriori ripercussioni a causa del probabile calo delle vendite (export) verso gli USA, l’Europa tutta ne risentirà. Il colosso capitalistico (USA) metterà in seria difficoltà l’Europa, chi pagherà lo scotto sarà sempre il soggetto più debole: i lavoratori. Se le piccole e medie imprese trasversalmente colpite dal Fiscal Cliff chiudono i battenti molte, troppe famiglie raggiungeranno uno stato di povertà. A dirla tutta ne sappiamo già qualcosa.

 E’ semplice capire il perché questa dipendenza dagli Stati Uniti debba esaurirsi.

Gli spasmi continui che affliggono la politica italiana nella rutilante ripetizione del sempre uguale non fermeranno la macchina del dissolvimento sociale, non svolgeranno la funzione di anestetico, non salveranno la classe lasciata a se stessa, urge porre un rimedio, una anti-spasmina che trova la sua efficacia nella lotta, una lotta che a quanto pare risulta necessaria, una lotta che non veda più protagonisti i soliti noti della fictio politica ma che veda protagonisti gli afflitti, la merce tra le merci.

Andrea Selindro

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One thought on “Anti-Spasmina

  1. Ciro Brescia gennaio 1, 2013 alle 12:19 am Reply

    Un’occasione per invitare ad approfondire due tempi importanti: la caduta tendenziale del saggio medio di profitto e che cosa si intende, marxianamente, per crisi capitalista. Di seguito qualche articolo del compagno Attilio Folliero del Circolo Bolivariano Antonio Gramsci di Caracas: http://attiliofolliero.wordpress.com/2011/08/30/avevamo-visto-giusto-vanno-all%E2%80%99attacco-dell%E2%80%99oro-dell%E2%80%99italia/.

    Come osserva Attilio, il sistema capitalista non può essere eterno, a causa delle sue stesse contraddizioni interne crescenti, principalmente la caduta tendenziale del saggio medio di profitto: “il profitto man mano che passa il tempo tende sempre più a cadere. Partendo dai dati USA dal 1929, che sono in linea al sito del BEA, si può tranquillamente vedere come il profitto tende a cadere; nel 1929 un dollaro investito dava come profitto 80 centesimi, oggi a distanza di 80 anni circa siamo a quasi la metà; ed è la caduta del profitto la causa della crisi; è la caduta del profitto nella produzione che genera la fuga del capitale verso la speculazione (qualunque essa sia, immobiliare o derivati)”.

    Come scriveva quattro anni fa lo stesso Attilio: “La crisi non è passata, anzi la vera crisi sta per arrivare e arriverà perché al contrario di quanto hanno voluto farci credere, il vero motivo della crisi è nella caduta del saggio di profitto delle imprese ed analizzando i dati della economia USA del terzo trimestre (quello in cui c’è stato un lieve rialzo del PIL che ha fatto gridare alla fine della crisi) il saggio di profitto delle imprese continua a cadere”.

    Attilio Folliero, Caracas
    Fonte: http://www.folliero.it
    26.11.2009

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6515

    http://www.folliero.it/02_articoli_attilio_folliero/2008/2008_10_22_destino_del_dollaro.htm

    http://lombardia.indymedia.org/node/20351/pdf

    Non è un caso che le forze reazionarie, tendono ideologicamente ad occultare questo discorso preferendo rifugiarsi nel “complottismo massonico” che tutto può, tutto controlla e tutto decide. Non è così, oggi le classi dominanti sono sempre più in difficoltà nella gestione della politica e dell’economia, motivo per il quale devono ricorrere alle guerre, alle aggressioni, a soluzioni sempre più cruenti, oltre a scaricare i costi internamente sui lavoratori e sulle classi subalterne ed esternamente sui popoli dei paesi bersaglio dell’imperialismo. Compito dei comunisti, dei rivoluzionari conseguenti è approfittare delle debolezze e delle convulsioni del sistema per stimolare l’organizzazione autonoma ed il coordinamento delle Reti e delle Organizzazioni sociali, popolari ed operaie per la costruzione di un sistema alternativo all’attuale.

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